8 opzioni per la Brexit

theresa may in parlamento per la brexit

Dal no deal al nuovo referendum, quali vie possibili per uscire dal caos di queste settimane.

A Londra nella tarda serata di lunedì 25 marzo, è passata una storica votazione nella Camera dei Comuni, che consente al parlamento di prendere a tutti gli effetti il controllo dell’iter della Brexit.

L’emendamento che è stato approvato con 329 voti a favore contro 302 – anche con il supporto di ci circa 30 conservatori – stabilisce che i deputati potranno votare mercoledì una serie di “opzioni indicative”, alternative al piano proposto da Theresa May e concordato con Bruxelles, che ricordiamo è stato già bocciato per due volte.

parlamento inglese brexit

E’ la prima volta il Parlamento toglie al governo il controllo dell’iter dell’uscita dall’Ue, aprendo così un scenario tutto nuovo, che aggiunge, per quanto possibile, ulteriore incertezza in periodo non certo facile per Westminster e il governo di Theresa May. Non c’è una lista di “opzioni” già previste su cui verterà il voto, inoltre le proposte e le idee dei conservatori sono, come prevedibile, diametralmente opposte a quelle dei Labour.

Analizziamo insieme quali potrebbero essere, secondo il Guardian, le differenti opzioni e quali schieramenti le sostengono.

  1. L’accordo concordato da Theresa May con Bruxelles. E’ già stato bocciato, ma rimane ad oggi l’unico che l’Ue abbia approvato, quindi non va per nulla escluso.
  2. No deal”: ovvero uscire dall’Unione Europea senza accordo, nella nuova data dopo il rinvio al 12 aprile. Questa ipotesi, fortemente sostenuta dagli “Hard Brexiters”euroscettici, è stata anch’essa bocciata dal parlamento con due diverse votazioni.
  3. Un accordo di libero commercio in stile “canadese”. Questa è un’idea popolare fra gli euroscettici che si oppongono ad una “soft Brexit” ma non gradita all’’Ue.
  4. Eliminazione del “backstop”, la difficile e controversa soluzione trovata alla questione della frontiera fra Irlanda e Irlanda del Nord. E’ stato il principale terreno di scontro dopo a presentazione del piano May. Questa opzione comporterebbe una riscrittura (lunga e non semplice) dell’accordo sulla frontiera. Come si può immaginare è molto difficile: l’Unione Europea ha chiarito in più occasioni che il ‘backstop’ è una parte determinante dell’accordo, con l’obiettivo di evitare una frontiera fisica (muro) in Irlanda, con annessi rischi legati alla sicurezza e alla stabilità dell’aera e dei cittadini che vi risiedono.
  5. Rimanere nell’Unione Doganale. La proposta del leader laburista Jeremy Corbyn: Regno Unito fuori dall’Ue, ma parte del mercato unico. Questa opzione ch è una della più gradite a Bruxelles, ma è già stata respinta dalla camera dei Comuni, si porterebbe dietro la tanto osteggiata libertà di movimento, la cui cessazione è stato uno dei temi chiave della propaganda per il “Leave”.
  6. Opzione definita “Norway-plus”: una Brexit morbida che prevederebbe Londra all’interno del mercato unico, nello Spazio Economico Europeo e nell’Associazione di libero scambio con condizioni simili a quelle di paesi come la Norvegia (da qui il nome). Il “plus” si deve all’idea di rimanere anche nell’unione doganale. Anche questa ipotesi, sostenuta principalmente dai centristi di entrambi gli schieramenti, prevede però la libertà di movimento.
  7. Secondo referendum: in questo caso sorgerebbe un doppio problema, da una parte se tenerlo o meno , dall’altra cosa dovrebbe essere l’oggetto della consultazione. Ci si interroga se fra le possibilità dovrebbe esserci anche l’opzione “Restare nell’Ue”, replicando quindi il voto del 2016. L’appoggio del parlamento a questa ipotesi non sembra concretizzarsi, nonostante la grande manifestazione di Sabato 23, con oltre un milione di persone per le strade di Londra.
  8. Revoca dell’articolo 50: in questi giorni sta rimbalzando su tutti i social e i siti di news il link ad una petizione online (mentre scriviamo il voti sono 5,7 milioni) per chiedere al governo di revocare l’attivazione dell’articolo 50 del trattato Europeo, cancellando di fatto il processo di Brexit. Il governo ha più volte ribadito che questa opzione non è sul tavolo, ma il parlamento potrebbe esprimersi in maniera differente, anche se rimane lo scenario meno praticabile.
manifestazione a londra contro la Brexit
Londra, 23 marzo 2019 (Dan Kitwood/Getty Images)

Come è prevedibile immaginare anche per i Comuni gestire l’iter della Brexit non sarà cosa semplice, la palla però ora non è più in mano a Theresa May. L’Unione Europea ha concesso una proroga, condizionata al raggiungimento di un’intesa entro il 12 aprile. Qualora questo non si verificasse si aprirebbero due vie, un immediato “no deal” oppure una nuova richiesta di proroga da parte di Londra, per prendere tempo e provare a costruire soluzione alternative, o perchè no, annullare tutto in uno dei più grandi ribaltoni politici della storia moderna, staremo a vedere.

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